Coding: tutti i miti da sfatare

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Nei film il programmatore è sempre rappresentato come un nerd fissato con i computer, che passa ogni suo momento di fronte a degli schermi, in una stanza piena di cartoni della pizza e senza una vita sociale. E questo spinge molte persone ad abbandonare in partenza l’idea di intraprendere questa carriera lavorativa che, soprattutto in un momento come questo, è molto richiesta. La realtà, però, è molto diversa. I programmatori non sono sociopatici in grado di relazionarsi solamente con il codice. In questo articolo sfateremo alcuni dei tanti miti che girano attorno al mondo della programmazione, e ti spiegheremo perché è molto più accessibile di quanto non si possa pensare.

Coding: imparare a programmare è difficile, ma non impossibile

Per imparare a programmare sono fondamentali due aspetti: costanza e impegno. Come per qualsiasi altra disciplina, infatti, il coding necessità di tantissimo esercizio. Non solo: è importante anche avere i materiali adatti al proprio modo di apprendere, e seguire un corso può essere la via migliore per ampliare le proprie competenze grazie all’aiuto dei tutor e alle esercitazioni pratiche. Una volta mossi i primi passi bisogna poi capire che ogni linguaggio di programmazione ha un suo scopo specifico, ed è utile per progetti diversi. E’ essenziale, quindi, chiedersi sempre quale linguaggio è più adatto per realizzare una determinata applicazione mobile, o l’interfaccia di un sito web.

Un’altra cosa da ricordare è che non si è mai troppo vecchi, o troppo giovani, per imparare: non c’è un’età giusta per approcciarsi a questo mondo, anzi. Se i bambini hanno più facilità nell’apprendimento, al contrario gli adulti hanno una maggiore disciplina, e riescono a resistere meglio alle sfide che si possono presentare. Un mito da sfatare, poi, è che quello del programmatore sia un lavoro noioso e ripetitivo. Il web developer, infatti, deve essere creativo, trovare soluzioni a problemi difficili, saper lavorare in team. Inoltre, non è vero che passa tutto il tempo di fronte a uno schermo: il suo lavoro dipende dalla collaborazione e dal dialogo, tutti aspetti che rendono la professione molto più interessante.

Per programmare non è necessaria una laurea

Tra le tante dicerie che ruotano attorno al mondo della programmazione, c’è quella che per diventare un software developer sia assolutamente necessaria una laurea. Sicuramente aver svolto un percorso universitario può essere utile, ma è importante sottolineare che non è l’unico modo per entrare nel mondo del coding. Alcuni programmatori, infatti, imparano in modo autonomo, altri invece si iscrivono a corsi in grado di fargli sviluppare numerose competenze e abilità. Non è nemmeno vero che è un lavoro per uomini. Al massimo si può dire che è una professione praticata principalmente da uomini. Nonostante questo, però, il numero di donne che imparano a programmare è in costante crescita, e le iniziative di governi ed enti privati per la parità di genere in questo settore fanno ben sperare.

Secondo alcuni per programmare bisogna essere dei veri e propri geni della matematica. Beh, anche questa informazione è sbagliata. In realtà, infatti, per dedicarsi al coding sono sufficienti le conoscenze di algebra che chiunque abbia completato il ciclo scolastico dovrebbe possedere. Solamente aree specifiche, come per esempio lo sviluppo di videogame o la creazione di algoritmi, richiedono competenze più avanzate. Anche in quel caso, comunque, si possono sfruttare diversi strumenti e compensare ogni tipo di carenza. Infine, è importante tenere a mente che non è vero che imparare un linguaggio alla perfezione è sufficiente. Specializzarsi in un ambito preciso è sicuramente una buona scelta, ma non significa che tutto il resto possa essere un “buco nero”. Può capitare, infatti, che linguaggi e tecnologie diventino in fretta obsoleti, per questo è meglio aggiornarsi regolarmente e rimanere in pari con l’evoluzione della professione.

Infine, come abbiamo già detto, non è un lavoro per nerd. O meglio: non solo! Chiaramente, avere una passione per le tecnologie è una caratteristica da non sottovalutare. Sicuramente, però, farsi dissuadere da questi stereotipi sarebbe un peccato. Soprattutto perché il mondo del lavoro, oggi, richiede espressamente figure di questo tipo. Insomma, lasciatelo dire: non provare a diventare programmatore perché un lavoro da nerd sarebbe un vero e proprio sbaglio! E se invece ti ritenessi un nerd… Beh, perché non hai ancora trasformato la tua passione in lavoro?

Saveria

Saveria